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Sanno prima di noi ciò che il cuore vuole tacere.
Tremano, accarezzano, respingono, creano…
Tracciano il visibile e l’invisibile.
Raccontano i silenzi del corpo quando la bocca si chiude.
A volte supplicano, o schiaffeggiano senza toccare.
Ma sempre parlano.
Anche nella penombra, anche nell’assenza.
Emergono dal chiaroscuro come due oracoli silenziosi,
anelli sigillati dai giuramenti di un altro secolo.
Artigli sottili, neri di notte, tesi non per mordere,
ma per testimoniare.
Ogni linea del palmo è un’incantazione,
ogni unghia una poesia di resistenza incisa nella carne.
Pregano senza dèi,
salutano senza sottomissione,
invocano una luce interiore,
quella che nessuno specchio osa riflettere.

Senza di loro, siamo privati dell’azione, come un paracadute senza cielo.
